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Il piccolo borgo agricolo in provincia di Lecco negli Anni 60 era stato trasformato in un parco divertimenti. Ma la favola è durata poco: prima una frana lo ha isolato dal resto del mondo, poi incuria e abbandono hanno fatto il resto.

Ora la sua riqualificazione passa attraverso le trattative con una società americana e l'ostinazione degli ex residenti che non vogliono far morire il loro paese.

"Paese dei balocchi", "Disneyland lombarda", "Las Vegas brianzola". Lo hanno chiamato in tanti modi Consonno da quando nel 1962 l'antico borgo medievale fu raso al suolo per far posto a un'eccentrica località turistica. Accoccolato a 600 metri d'altezza, anno di fondazione incerto ma noto alle cronache almeno dal 1085, era sempre stato un borgo agricolo. Allo scattare del XX secolo, il latifondo confluisce nella società "Immobiliare Consonno Brianza", di proprietà delle famiglie Anghileri e Verga. Sono circa 300 le anime che, all'inizio del '900, popolano - ma non possiedono - questo agglomerato di cascine. Dopo la seconda guerra mondiale, molti abitanti si trasferiscono a valle per lavorare in fabbrica: a Consonno restano in sessanta.

Da Paese dei balocchi a città fantasma, da borgo medievale a ecomostro di cemento roso dall'incuria e dagli agenti atmosferici. Storia di un angolo incontaminato di Brianza, di un imprenditore visionario e dispotico, di persone sfrattate, di case abbattute con i bambini ancora dentro a studiare. Consonno, comune di Olginate, provincia di Lecco, vista sul Lago di Como, castagni e aria buona, campi di sedano, ha vissuto più vite e più volte è morta. Ma mai è stata abbandonata davvero, così questa in fondo è anche una storia di resistenza estrema, di persone che sull'onda dei ricordi lottano per sé i padri e i nonni, perché lo splendore di un tempo riviva. Magari grazie a un cavaliere bianco, un investitore americano che da tempo si profila all'orizzonte.

 

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"Paese dei balocchi", "Disneyland lombarda", "Las Vegas brianzola". Lo hanno chiamato in tanti modi Consonno da quando nel 1962 l'antico borgo medievale fu raso al suolo per far posto a un'eccentrica località turistica. Accoccolato a 600 metri d'altezza, anno di fondazione incerto ma noto alle cronache almeno dal 1085, era sempre stato un borgo agricolo. Allo scattare del XX secolo, il latifondo confluisce nella società "Immobiliare Consonno Brianza", di proprietà delle famiglie Anghileri e Verga. Sono circa 300 le anime che, all'inizio del '900, popolano - ma non possiedono - questo agglomerato di cascine. Dopo la seconda guerra mondiale, molti abitanti si trasferiscono a valle per lavorare in fabbrica: a Consonno restano in sessanta.
All'alba degli Anni 60, in pieno miracolo economico italiano, fa il suo ingresso sulla scena del paese il personaggio che ne cambierà per sempre il destino. Si chiama Mario Bagno, conte di Valle dell'Olmo, classe 1901, è un industriale impegnato nella costruzione di autostrade e piste di aeroporti, sogna di creare qualcosa a metà fra Cortina e Disneyland, forte di una posizione fortunata vicina a quella Milano sempre più gonfia di benessere e automobili. Il posto perfetto, insomma, per una gita fuori porta la domenica. Ma non solo, Bagno ha in testa un'idea rivoluzionaria e anticipatrice dei tempi: creare uno shopping center. Nel 1962 il conte di Valle dell'Olmo rileva, per 22 milioni e 500mila lire, tutte le quote dell'Immobiliare Consonno Brianza. Ora il borgo è suo.

La prima mossa di Bagno è la costruzione della strada di collegamento con Olginate che viene realizzata con il permesso del Comune. L'imprenditore parla agli abitanti di turismo e di trasformazione del borgo, promette nuove case e lavoro. Conquistati dall'idea di far scoprire Consonno da frotte di turisti, gli abitanti si illudono che la vocazione agricola del borgo non verrà completamente tradita. Il brusco risveglio sono urla di bambini sorpresi in casa a fare i compiti mentre le ruspe iniziano ad abbattere le pareti, sono le lacrime degli adulti che vedono venir giù le stalle con gli animali ancora dentro. "Facevamo i compiti in soggiorno", racconta Margherita, mentre gli occhi ritrovano le lacrime di allora, "è venuta giù tutta la parete. Le ruspe hanno distrutto anche le stalle con gli animali dentro. I nostri padri, che all'inizio aiutavano a demolire parti del villaggio, piangevano accanto alle bestie". Delle cascine non rimane più nulla. Via l'emporio, l'osteria, la vita. Restano la chiesa medievale di San Maurizio, la canonica e il cimitero. Molti sono costretti ad andarsene. Quelli che rimangono si installano nelle baracche provvisorie del cantiere.

Ma a cavallo tra gli Anni 60 e gli Anni 70, Consonno rinasce davvero. "Consonno è il paese più piccolo ma più bello del mondo" recita il primo cartello che si incontra risalendo la montagna da Olginate. E ancora: "A Consonno è sempre festa", promette un accattivante striscione promozionale. Dopo altri 500 metri, eccone un altro: "Chi vive a Consonno campa di più". L'ingresso nella Disneyland della Brianza è sfarzoso, un finto castello dove gli abitanti del borgo si prestano a vestirsi da sentinelle. Lo shopping center alla fine c'è davvero. Si fanno acquisti in una galleria commerciale in stile arabeggiante con tanto di minareto. Fuori, una sfinge egizia e una pagoda cinese. E ci sono un magnifico salone delle feste dove si balla, un casinò e un hotel. Tra le migliaia di visitatori, anche molti personaggi noti come Mina, Pippo Baudo e Milva. "La gente faceva la fila fuori dai bar. Era bellissimo", ricorda oggi un frequentatore abituale di allora, residente nella vicina Calolziocorte, "Consonno era diventato un posto ricco, pieno di vita. C'erano così tante auto lungo la strada che non si riusciva a passare"

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